Sotto il pallone

Saturday, June 07, 2003


Per inciso, io faccio tutto quello che posso per esaltare Justine Henin Hardenne, ma fra una mezz'oretta il Venezia si gioca la permanenza in serie B contro la Sampdoria, la squadra più forte del campionato. Brutta storia, dài Venezia.


Che giornata. Justine Henin Hardenne conquista Roland Garros, in circa un'ora di gioco fa fuori la Klijsters 6-0, 6-4, manco il tempo di accorgersene, dico davvero, giusto il tempo di dare un'occhiata e intuire quant'è forte e imbattibile la ragazzina belga che oggi si aggiudica il suo primo slam e chissà che, con quello che si è visto, a Wimbledon non riesca a sfavillare (anche se secondo me le Williams stanno più che incazzate, con 'ste belghe, e in particolare Venus starà incazzata col mondo, a Londra, e la vedremo). E io? Non ho visto quasi niente della finale lampo, per colpa di quel teppista di Totti, che dalla Nazionale ha cominciato a parlare a destra e a manca gettando scompiglio qui a Roma e qui in redazione, e niente tennis. La Justine, incassando coppa e assegno, ha pianto, e ha detto delle cose che, davvero, fanno piangere anche me. Consideriamo che Juju ha perso la mamma qualche anno fa: "J'ai une pensée particulière pour deux personnes - ha detto alla fine - qui sont à mes côtés au quotidien, dans les bons comme dans les mauvais moments, mon époux Pierre-Yves (Hardenne) et mon entraîneur Carlos (Rodriguez). Mes pensées vont aussi à mon préparateur physique, Pat Etcheberry, qui est en Floride. Enfin, je dédie cette victoire à ma maman, qui veille sur moi depuis le paradis. J'espère que tu es fier de moi aujourd'hui maman..." 'Dedico questa vittoria - traduco io alla fine - alla mia mamma, che veglia su di me dal paradiso. Spero che tu sia fiera di me, oggi, mamma". Che cosa volete di più dallo sport? Alla fine piagnevano tutti, anche la Klijster, e non per aver perso, ma di commozione.

Friday, June 06, 2003


Allora, restano in sospeso due cose da celebrare. La vittoria di Justine Henin su Serena Williams e l'addio al calcio di Protti, il compagno Igor Protti, che ha scritto una lettera ai tifosi, ai calciatori, a tutti, per dare l'addio. Una bella lettera, uscita sul "Tirreno" e che viene tosto ripubblicata dal vostro affezionatissimo Za'.

"7 giugno 2003: Livorno-Ancona, una data che non dimenticherò facilmente perchè segna la fine della mia lunga vita da calciatore. Questa decisione difficile e sofferta arriva dopo mesi di riflessioni. Altre volte ho pensato di lasciare, ma sempre nell'immediatezza di delusioni cocenti che mi hanno fatto reagire in modo istintivo. Ora è completamente diverso, l'esserci arrivato dopo così tanto pensare fa sì che questa decisione sia definitiva. è qualcosa che non dipende da niente e nessuno in particolare, ma che mi viene da dentro. è quella famosa forza interiore e mentale di cui ho sempre parlato e che sento essere venuta meno. Ricominciare un'altra stagione sarebbe ingiusto nei confronti di tutti, me compreso, perchè non mi sento in grado di dare tutto me stesso. Non deve essere qualcosa di inaspettato, già a inizio a stagione dissi che molto probabilmente sarebbe stato il mio ultimo campionato. A 36 anni è arrivato il momento di dedicarsi totalmente alla famiglia che troppo spesso, ultimamente, mi ha visto assente sia col fisico che con la testa perchè presi dal calcio. I miei prossimi compagni di squadra saranno Patrizia, Nicholas, Flavio e Noemi. Un ringraziamento va a tutte le persone con cui ho lavorato in questo lungo cammino perchè ognuno di loro mi ha aiutato a crescere. A tutti i tifosi delle squadre in cui ho giocato per avermi stimato e apprezzato. Un pensiero inoltre va anche ai tifosi avversari che mi hanno permesso, grazie alla passione per le loro squadre, di vivere emozioni fortissime, e ovviamente ai tifosi del Livorno"–Igor Protti

Civile, eh? Chi è che ha smesso dopo aver vinto il titolo di capocannoniere in un campionato? Eroico Protti, sono contento di aver cominciato a scrivere di calcio prima che lui smettesse di giocare. Eroica Justine. Curiosamente delude il commento di Gianni Clerici su Repubblica, che confonde un po' le acque con una storia di un ussaro, non si capisce bene, di fronte a un'impresa sportiva così limpida e memorabile come quella della piccola belga. Leggere Clerici è sempre un piacere o quasi, scrive in modo interessante, si rivolge a persone competenti, è originale (a volte fin troppo), presuntuoso, libero. Ma stavolta delude un po' il lettore che, sapendolo tifoso (diciamo così, ammiratore) della Henin, volesse compiacere noi lettori-colleghi con un'osanna. Forse si è risparmiato per la superfinale belga di domani, chissà. Ho già detto cosa mi spinge a scrivere? A parte il bel rumore della tastiera (tic tac toc) c'è il desiderio di leggere delle cose con cui sono d'accordo. Per cui le scrivo, e poi me le rileggo, e mi dico "Quant'è vero... Quant'è bravo", ecc. ecc. E allora mi sembra giusto fare una cosa. Scrivere io stesso il commento alla semifinale di ieri. Coraggio.

Allez Justine!
di Francesco Zardo
Dotata mulier virum regit, Aquila non capit muscas, De minimis non curat praetor, Una tantum, Fliccus flaccus... Niente, ho perso il pomeriggio a cercare citazioni in latino su Internet che riguardassero i belgi e non ho scritto il mio commento alla partita. Comunque la Williams s'è messa a piangere, e i giornali di oggi rimbrottano e tossicchiano giudicando il pubblico "politicamente scorretto"!!! Il pubblico di Roland Garros che commette il peccato di fischiare Serena e sostenere in maniera appassionata Justine Henin. Me li porterei a vedere un qualsiasi Roma-Verona, questi qui, altro che pubblico politicamente scorretto. E sono scorretto pure io, è legittimo, quando una biondina slavata che pesa 30-40 chili si mette a ribattere colpo su colpo le sveglie di una super donna che ha monopolizzato insieme a sua sorella i tornei del grande slam, anima il match più appassionante mai visto nell'era tennistica dopo Williams. E ci rammentano un sacco di cose, queste lacrime della numero uno del mondo, poco abituata a perdere uno slam se non contro sua sorella. Bisogna saper perdere, Serena, anche quando capita di rado ed è difficile imparare. Justina è stata impeccabile, più brava, ha avuto una tenuta psicologica da pilota della Royal Air Force. Soprattutto se lo meritava. Nessuna delle due ragazze che domani scenderà in campo ha mai vinto né Roland Garros né uno slam. E sono la numero due (Kim) e la numero quattro (Justine) del mondo, giocano benissimo tutt'e due, e dài e dài qualcosa era giusto che una delle due portasse via alle sisters, no? O no? Serena Williams che versa qualche lacrima ci ricorda anche che sono ragazze, tutte loro, dispiace vederle piangere, ma quale ragazza non ha mai pianto, al limite per una ragione sciocca come un incontro di tennis perduto perché l'altra ha giocato meglio? E la Serena ha 21 anni. Si vendicherà, domani ci sentiamo tutti noi, pubblico del tennis, tutti un po' per il Belgio, uno di quei paesi di cui non si parla mai. Non noioso, quindi, mentre gli Stati Uniti ogni tanto, veramente, stufano, non solo nel tennis.

Thursday, June 05, 2003


Di nuovo Justine. Sta 6-5 e batte lei, ora 30-0. Ora 40-0. Tre palle del match. Sì sì sì sì sì! Justine in finale. 6-2, 4-6, 7-5.


Niente, s'è fatta riagguantare, controbreak della Serena, 5-5. Ma che partita.


Una tigre, una gazzella, una rondine, Justine ora serve per il match.


Di nuovo break di Serena, di nuovo controbreak di Justina, che ora è sotto 4-3 e serve. Vai Justine, spicca il volo.


Sono talmente avvelenate, le due ragazze, che si siedono pochi secondi e vogliono rientrare in campo subito, sorprendendo anche la Tv francese che aveva cacato un paio di spot. Rieccole là. E' guerra, e mo' mi avvicino alla tele. Prima devo spiare un attimo delle conversazioni.


Secondo set, 1-1, serve la Williams. E' una superpartita, stanno facendo veramente scintille, con la Serena che bombarda e Justine che non molla. Sono velocissime, fortissime, la Williams tiene il servizio: 2-1, ma questa Henin-Ardenne ce la può fare. Allez Justine.


Break di Serena, controbreak di Justina che non si demoralizza e lotta come Rikki Tikki Tavi, ma si becca un altro break dalla Williams incazzata come un serpente a sonagli (il tennis è lo sport che mi ispira più metafore letterario-animalesche di tutti). Terzo set, la belga se la vedrà brutta, in teoria l'americana è in grado di schiacciarla come una patata lessa. Ma Justine oggi ha un cuore d'oro, proprio un cuore d'oro, e s'è ripresentata in campo incazzata come un'ape, gridando vendetta: forza Justine.


La notizia del giorno è l'addio al mondo del calcio di Igor Protti, e ne vorrei parlare diffusamente ma... Il calcio può attendere! Proprio in questo esatto momento, in semifinale del torneo parigino, dell'entusiasmante torneo parigino di tennis dei Roland Garros, Justine Henin se la sta giocando di brutto con Serena Williams. E ha vinto 6-2 il primo set: è dal 1814 che Serena Williams non perdeva 6-2 un set, a occhio e croce. Nel secondo ora stanno 4-3 per Serena, e serve Justina, 167 cm. di altezza, 20 kg. circa di peso, un talento del cielo per il gioco del tennis femminile. E allora aggiorno in tempo reale, come d'uopo di nascosto, quando ci stanno 'ste partitacce di tennis che così tanto mi appassionano.

Tuesday, June 03, 2003


Finito per davvero il campionato di serie A, con l'ultimo verdetto: Reggina salva, Atalanta in B, dopo lo spareggio di ieri che i calabresi vincono due a uno dopo aver fatto zero a zero all'andata. Resta quindi una squadra del Sud in campionato, che costringerà i nostri calciatori più famosi a un lungo spostamento in aereo per scendere a giocare in Calabria. Della serie chi se ne frega. Più interessante mi sembra la vendetta di Serena Williams sulla mia fragile e amata Amélie Mauresmo. La numero uno aveva perso a Roma, sotto gli occhi del buon vecchio Za' che tifava in francese, e ora sta prendendo a legnate la sventurata Amélie che perde al momento 6-1, 4-0 e uscirà dai Roland Garros anche per sventura del tabellone. Ai quarti la Serena incontrerà Justine Henin, e il mio tifo sarà sempre per Justine: mi piacciono le tenniste francofone che giocano il rovescio con una mano sola, quanto di più originale accada nel tennis femminile in questi tempi di monopolio. Quanto al calcio, il Venezia rischia grosso sabato prossimo, ultima di serie B. Si rischia la C1, in casa contro la Samp, prima in classifica (ma già promossa). Ce la faremo? Occhio, intanto... La zia Am ha fatto due giochi di seguito e ora ha un break, potrebbe andare a tre (anche se la Serena sta a cinque e serve per il match). La Williams annulla, la Mauresmo ruggisce e si guadagna un'altra palla del break, annullata con una seconda dell'americana e una brutta stecca di Amelia; ace e palla del match per Serena, che sbaglia la prima, azzecca la seconda e, ahimé, vince. S. Williams b. Mauresmo 6-1, 6-2. Forza Justine, forza Venezia.

Sunday, June 01, 2003


Coppa Italia, vince il Milan, 2-2 dopo la dura lezione inflitta all'Olimpico alla Roma, dove i rossoneri avevano vinto 4-1. La partita è stata interessante, alla fine... Niente tabellino però, ma il mio pezzo di colore sì.

Doppia festa a San Siro
Milano, 31 mag. - Due coppe in quattro giorni, e ora tutti in vacanza, per i rossoneri è ancora tempo di brindare: comincia, anzi ricomincia, la festa del Milan, che era sceso in campo per prendersi una coppa Italia già vinta a Roma, ma anche per salutare e mostrare l'altra coppa, quella grossa "con le orecchie", ai 76.000 tifosi che a San Siro hanno pagato il biglietto per veder giocare i campioni d'Europa. "Grazie campioni", è lo striscione che accoglie Ancelotti e i giocatori, che si presentano in campo alle otto a ricevere la prima, fragorosa, ovazione. Suoni e colori travolgono giocatori e allenatore, che ha rispettato l'impegno di portare a Milano la Champions League, ma non si è fatto biondo, come aveva fatto credere. La goliardia va bene, ma c'è ancora una partita da giocare, un avversario da rispettare, e il tecnico ci deve aver ripensato: dal parrucchiere c'è stato, ha i capelli più corti, ma il colore è quello di sempre, anche se un riflesso biondo c'è: "Ci ho provato ma non era una bella tinta", dirà alla fine l'allenatore. Chi non ci ha ripensato sono Brocchi e Abbiati: tatuaggio sul braccio con su scritto "Champions". Loro due a Manchester non sono scesi in campo, ma non fa niente, questa coppa se la porteranno sulla pelle per sempre. Dieci minuti dopo ecco la Roma, fischiata da tutti, anche dai 1.500 tifosi suoi, che sono andati a Milano con un filo di speranza e tanta rabbia per una stagione disastrosa: "Capello, facce 'n favore... Resta a Milano" è lo striscione degli ultras romanisti, che ne espongono anche un altro dedicato ad Antonio De Falchi, il tifoso giallorosso morto a Milano nell'89. Il clima generale di festa fa male, evidentemente, ai romanisti, che addirittura nell'intervallo daranno luogo a una violenta bagarre fra di loro: quando le cose vanno storte, si sa, vanno storte fino in fondo. Ma oggi è la festa del Milan, nessuno riesce a guastarla. L'unico che ci prova davvero è Totti, con due legnate che danno ai suoi due soldi di speranza, ma non bastano a prendersi questa coppetta e nemmeno a vincere. In tribuna c'è Galliani, c'è Trapattoni, c'è Baresi, c'è Paolo Berlusconi; manca Berlusconi Silvio, in Russia per il G8, ma la festa è soprattutto per tutti i milanesi che in Inghilterra non hanno potuto andarci, e che qui a San Siro sono più di 76.000, anche l'incasso è una festa (per l'amministrazione di entrambe dle squadre), 1.674 mila euro, cifre da capogiro per una "coppetta". Ma le coppe sono due, e grazie a Rivaldo e Inzaghi lo sono anche i gol del Milan, che davanti al suo pubblico riesce a rimontare e non perdere neanche la partita, e si guadagna la 'ola' dei suoi tifosi negli ultimi minuti di gioco. È un boato, un'esplosione, quello dei tifosi quando capitan Maldini alza la coppa Italia, e fa il giro di campo davanti a 76.000 spettatori, tutti seduti. I campioni d'Europa ci sono tutti, anche quelli che non erano fra i convocati per stasera, ovviamente. E tutti si tuffano sull'erba di San Siro, verso la coppa Italia, come si erano tuffati mercoledì notte sull'erba di Manchester. La festa continuerà nella notte milanese, ora si può festeggiare sul serio, il Milan non ha più niente da vincere: cena in centro, con famiglie e fidanzate, e poi tutta la notte a ballare, all'Hollywood, discoteca da vip, della Milano che conta. Domani non si lavora, al Milan ora si può andare a letto tardi. Magari sognando lo scudetto o, chissà, sognando Beckham.