Sotto il pallone

Saturday, May 10, 2003


A freddo, ora che la B gioca di sera, il disgraziato Venezia prosegue in una striscia negativa a dir poco demenziale e - guardate quant'è vario il mondo della serie cadetta - rischia il precipizio in C: aiuto. Sarà meglio dedicarsi a un nobile argomento che avevo intrapreso nei giorni precedenti a questo piccolo black out di Sotto il pallone.

Non è un gioco maschio - Le ragazze del calcio (1)
Se da una parte è sconfortante vedere ragazzine bonissime, ma dico bonissime, esprimere giudizi e commenti sul mondo del calcio nelle trasmissioni televisive, c'è d'altro canto una consolazione. Se Elisabetta Canalis è autorizzata a dire la sua in materia di pareggi e spareggi, be', perché un giorno non dovrebbe farlo anche il vecchio Za'? È vero, io non sono mai andato a passeggio con Vieri, ma comunque la mia competenza ormai è abbozzata. Per esempio so che Ciro Ferrara ha vinto oggi il suo settimo scudetto in carriera, uno sotto Furino e Ferrari, i due giocatori italiani che hanno vinto più scudetti. E so altri numeri. Ma il calcio è veramente una questione di numeri. Nella mia agenzia tutti pensano di sì. La Canalis pensa di no. E io? Come la penso? Un giorno lo dirò, non oggi.


E infatti. Pari due a due col Perugia, ma i fagiani dell'Inter fanno pari con il Parma, e la Juventus è campione d'Italia.


È un po' che non aggiorno l'amato blog calcistico. Primo, sono pigro; secondo, seguo il tennis, in questi giorni, e ci penso... Forse dovrei aprire un blog sul tennis o anche, chissà, una serie di pagine bloggistiche proprio sullo sport. Ma di fatto non posso: a stento riesco a seguire calcio, tennis e sci marginalmente. Non sarebbe professionale. Va detto però che sogno un destino poligrafico che includa, sparso per le varie testate superpaganti d'europa, una rubrica calcio, una rubrica tennis, una rubrica sci, una rubrica cinema, una rubrica libri, ecc. Prendiamo Marco Lodoli, che fa (o faceva, non cambia nulla) il critico cinematografico su "Diario": ecco uno che di cinema non ci capisce una sega e scrive di cinema. Invece io di questi sport oramai ci capisco, e senza falsa modestia un tempo sono stato una promessa mancata della filologia. Succede. Ora mi avvio a diventare una promessa mancata in altri frangenti... Ma sto trascurando un fatto importante, in ambito calcistico. La Juve vince lo scudetto. Strano, io avevo previsto prima Bologna, che stagna in bassa classifica, poi Inter (che poteva farcela, ma sono veramente troppo perdenti, come squadra, per fare qualunque cosa: ora rischiano di arrivare in finale di coppa dei campioni - pardon Champions League - e, ça va sans dire, perdere. Invece la Juve sta vincendo in casa col Perugia, e se non fanno i cretini (e non lo faranno), fra una mezz'oretta si becca il suo ventisettesimo scudetto. Niente discoteche - ha detto Lippi - visto che poi c'è il Real Madrid, il quale mercoledì prossimo piomberà voracemente sul Delle Alpi per guadagnarsi la sua centonovantaquattresima finale di Champions. Un bicchierino e poi a letto, insomma, del resto si sta parlando della Juve, squadra che ci tiene, per tradizione, alla disciplina, al punto da prediligere giocatori mediocri che però avessero una condotta tale da permettere loro di scendere sempre in campo sopra un certo gradino di lucidità. Niente genio e sregolatezza, e tutto sommato la storia degli scudetti dà ragione ai bianconeri, che grazie a questo modo di gestire il parco giocatori si sono beccati il tricolore pure quest'anno. Ettie'.