Sotto il pallone

Friday, February 21, 2003


Mannaggia alla miseria, il Venezia ha scagliato col Verona, non ci voleva. Siccome sto a casa, ricopio il tabellino dalla Gazzetta dello sport, va', risistemandolo però secondo i criteri redazionali di dove lavoro io, cui sono affezionato.

Verona-Venezia 1-0
Verona
(3-4-1-2): Pegolo; Zamboni, Comazzi, Gamberini (46' pt Biasi); Cassetti, Yllana (36' st Minelli), Italiano, Teodorani; Abbruscato; Vieri, Melis (1' st Mazzola). A disp. Gianello, Salgado, Adailton, Cossu. All. Malesani.
Venezia (4-4-2): Soviero; Adami, Calori, Orfei, Maldonado; Rossi (33' st Poggi), Firmani, Brncic, Manetti (1' st Mancini); Marcon (6' st Sanchez), Fantini. A disp. Frezzolini, Cinetto, Guerra, Soligo. All. Bellotto
Arbitro: Bolognino di Milano.
Note: serata fredda, terreno in pessime condizioni. Angoli 5-2 per il Verona. Recuperi: 2' pt, 3' st. Spettatori 12 mila circa.


In compenso Justine Henin ha vinto con Jennifer Capriati in semifinale agli open di Dubai. Sono un po' tifoso di Justine, perché somiglia a un'amica della mia ex fidanzata francese: e tutto quello che mi ricorda lei, anche le cose più marginali, vorrei tenerlo vicino. La Henin è una tennista belga, unica fra le prime dieci a usare il rovescio con una mano sola, che esteticamente è piuttosto gratificante delle sveglie a due mani che tirano le due sorelle Williams e tutte le altre ragazze del circuito, fatta eccezione, per quanto mi consta di Amélie Mauresmo, di cui sono anche tifoso perché è francese, e quindi mi ricorda... ecc. ecc. Oe', ma mi sto distraendo: devo parlare di calcio, qui, non di tennis e sdolcinatezze. Ho dato alla bella V. la cassetta di calcio inglese, e lei mi ha smaccato un bacio sulla guancia, ma niente di più, la sdegnosa. Dice che non sono il suo tipo, e probabilmente ha ragione, ma forse cambierà idea, magari vedendomi giocare, una volta voglio invitarla a congelarsi dal freddo e magari al torneo grandi firme, che i giornalisti sportivi disputano a Roma tutti gli anni. Ora, si badi, a lei non gliene importa un fico secco, ma magari se giochiamo contro "Il Manifesto" o un'altra partita un po' branchée può convincersi. Ci stanno le magliette, cose così, e se becchiamo una squadra di seghe – come senza alcun dubbio il Manifesto è, scusate compagni – magari ci scappa un gol del vecchio Za', trentatreenne. Magari in finale! Anche se ho paura che in finale ci arrivano squadre toste. Vabbe', sto sognando, l'importante è che le magliette siano belle, comunque.

Tuesday, February 18, 2003


Ho preso un Dvd: 250 gol di calcio inglese, per scopi miei che esulano, per il vero, dalla mia vita professionale. Me l'ha chiesto un'innamorata che ho, e che fa la scenografa, e lavora in una di queste produzioni off dove serve di proiettare sullo sfondo 20' di calcio inglese. Però mi ha telefonato, per la seconda volta in tre mesi che la conosco, e così mi sono potuto rendere utile, tanto che me l'ha chiesto, ho rimediato il video a nolo, grazie anche all'intercessione di mio fratello, e detto fatto l'allestimento off avrà di che farsi bello, grazie anche a me. E grazie soprattutto al fascino del calcio inglese. Non pensavo di appassionarmi, e invece... Ho cominciato oziosamente: mi sono detto, vediamo cinque minuti di 'ste partite. E mi sono sparato tutti e 250 i gol, uno dopo l'altro, e a ognuno mi dicevo "È l'ultimo". Il calcio inglese ha un codice estetico forse unico al mondo. È la vera civiltà del football ed è giusto che per decenni gli inglesi abbiano snobbato il resto del mondo. Dovrebbero farlo anche oggi. Le marcature sono più tenui, è un calcio meno piagnone e più corretto, le magliette sono più belle (al di là che nel triennio '92-95 erano più belle anche in Italia, per quello che mi ricordo). Se non avessi coltivato, da un paio d'anni a questa parte, il sogno di vincere al Roland Garros, sognerei di essere uno dei giocatori italiani che sono emigrati in Inghilterra a fare gli dei, tipo Zola o Di Canio, e soprattutto sono andati alla scoperta del mondo, anziché marcire sempre nella stessa città, nell'Italietta di oggi in cui il calcio è talmente immiserito che le squadre sono costrette a depredare per decreto legislativo gli italiani poveri: si tolgono, è fatto di oggi, soldi alla scuola alla ricerca agli ospedali per sovvenzionare con una delle solite leggi truffa del nostro Governo le squadre di A e B. The show must go on. Un'altra cosa sulle squadre inglesi: hanno quasi tutte due nomi, eccetto Arsenal e Liverpool. E sono nomi mitici ed esoticissimi, non che storicizzati: Nottingham Forest, Tottenham Hotspurs, Manchester United, Aston Villa, Crystal Palace. Se penso a quant'è noioso in questo senso il nostro calcio, dove il tocco di estro onomastico lo danno, to', Juventus, Inter e Sampdoria… Molti di noi, da piccoli, ricordo, si sentivano sedotti dall'idea che esistesse una squadra, da qualche parte, che si chiamava Spal. Più tardi scoprimmo che era di Ferrara. Il campionato sarebbe meno monotono, tutto sommato, se in serie A tornasse la Spal. Per inciso, stasera, la Roma riperde e la Champions League svanisce, mentre l'Inter resta in corsa pur avendo preso tre picchi dal Barcellona.
Bah. Vediamo se 'ste immagini di calcio inglese piaceranno a V. Sono glamourissime! Al punto che anche se lo spettacolo fosse una cacata – e probabilmente lo è, scusami tesoro – questo filmato lo farà sembrare strafico, e tutto grazie alle pigne da dieci metri di John Fashanu, Giggs e Ravanelli. Magari le piaceranno. Magari fra un po' di mesi mi ritelefonerà, la sdegnosa.

Sunday, February 16, 2003


Serie A, quarta di ritorno. La Juve ha vinto a Parma e raggiunge in testa l'Inter, che ha perso ieri col Chievo. La serie B non ha giocato e quindi neanche il mio Venezia. Adesso c'è il Milan, nella Tv qui dietro, che nel primo tempo ha preso due sveglie dalla Lazio e cerca di rimediare: Inzaghi è riuscito a segnare, stanno due a uno per la Lazio e venticinque uomini in area biancoceleste che non ci vogliono stare. Il Milan non sa perdere. Per quanto mi riguarda ho smesso di seguire il calcio una volta che, quasi alla fine di un partitaccio in cui stavano perdendo di brutto col Marsiglia, in Coppa dei Campioni, i milanisti hanno deciso di ritirarsi perché non funzionava un riflettore, e insomma stavano perdendo e hanno detto: «Non vale». Il gesto costò una squalifica di un anno dalle coppe ai rossoneri, e io smisi di seguire spasmodicamente il calcio, e forse cominciai anche a cercare di istruirmi. Meglio tardi che mai, diceva il maestro Manzi.
Ecco, due a due, ha segnato anche Rivaldo, per dire, e stanno piuttosto avvelenati, magari riescono pure a fare il terzo. Sarei contento perché un mio amico qui in redazione ha scommesso sul Milan alla fine del primo tempo. Cinque euro, e se vince ne rimedia 75.

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